Barcellona, Luis Enrique ha già cancellato il “Tata” Martino

Barcellona, Luis Enrique ha già cancellato il “Tata” Martino

BARCELLONA, 4 OTTOBRE – La “temporada”, come dicono in Spagna, è iniziata da poco più di un mese. Dopo 7 giornate di Liga e 2 di Champions è già tempo di bilanci in casa blaugrana, e il primo riguarda Luis Enrique. Il tecnico asturiano, non sa ancora se lascerà il segno come Pep Guardiola, ma sa che il primo duello, quello con il Tata Martino suo predecessore, sembra già vinto. Luis Enrique e Martino, due facce della stessa moneta, un testa o croce che resta sempre una scommessa.

EREDITA’ PESANTE – Martino è arrivato a Barcellona in tutta fretta e da semisconosciuto, nonostante la grande esperienza maturata in Argentina, per sostituire il povero Vilanova, chiamato all’ultima battaglia contro la sua malattia. Difficile dire quanto la scelta di Martino sia stata convinta e non dettata dalle perplessità di Luis Enrique, per la parola data al Celta de Vigo, ma soprattutto per non dover ereditare una creatura non sua.

CHI BEN COMINCIA… – Gli inizi sono stati positivi per entrambi, a suon di record per Martino che è rimasto imbattuto per 21 partite, ottimo per Luis Enrique che in Liga non ha ancora subito goal. La tifoseria però non si è mai innamorata del tecnico argentino, e l’abitudine a vincere, nella stagione senza vittorie, ha solo complicato le cose. Con Martino però non c’è stata neanche la luna di miele, mentre Luis Enrique sembra avere il fascino irresistibile di una vecchia fiamma mai dimenticata.

ESPERIENZA E FIDUCIA – Martino poteva contare su un curriculum molto più solido, mentre Luis, dopo gli inizi con il Barcellona B, ha collezionato solo una stagione difficile a Roma e una salvezza tranquilla al Celta, eppure Martino non ha mai goduto della fiducia e di una stampa benevola come quella che sostiene Luis. Forse questa è la prima grande differenza tra i due, che permette al Barcellona di oggi di aver riacquistato la sicurezza che sembrava smarrita nel finale di stagione.

MERCATO E “CANTERA” – Martino ha certamente pagato il mercato che, Neymar a parte, non lo ha certo accontentato. Le richieste, inascoltate, per un difensore centrale non erano certo un capriccio. Il lungo infortunio di Puyol (senza dimenticare quello di Valdes), gli acciacchi di Piquè e Mascherano hanno fatto si che uno dei più presenti sia stato Bartra, un “canterano”, ma tra i meno dotati. Luis Enrique ha potuto programmare, chiedere, ed essere più che accontentato. In primis ha messo a posto la difesa con gli arrivi di Mathieu e Vermaelen e con due portieri nuovi di zecca. Poi non ha subito nessun contraccolpo per le partenze di Cesc e Sanchez visto che sono arrivati Suarez e Rakitic. Questo permette di pescare dalla cantera per scelta e non per necessità.

IL GRUPPO E I SENATORI – Martino è stato accolto bene, era gradito a Messi, ma sembrava di vivere una favola. Mai uno sgarbo a chi aveva fatto la storia del Barça, forse per timore di rompere un giocattolo che funzionava troppo bene. Poi qualche infortunio di troppo e il crack presidenziale hanno messo a nudo i limiti del Barça ed evidenziato la necessità di un vero leader pronto a motivare. Luis Enrique non corre questo rischio: lui è un pezzo di storia del Barça, conosce a fondo l’ambiente ed i suoi giocatori (alcuni erano con lui nella Masia), e chiede sempre il 110%. Le gerarchie non si scrivono con i cognomi, ma con il lavoro e il sudore dell’allenamento. Per Luis Enrique conta solo il campo e i vari Munir, Sandro e Rafinha possono sempre ritagliarsi uno spazio, tenendo sulla corda i titolari o presunti tali.

MESSI – Nessun crede che Martino non sia stato capace di gestire Messi, ma l’assillante pressione per il Mondiale e qualche problemino di troppo, hanno pesato sul Messi meno decisivo degli ultimi anni. Analogia inversa per Luis Enrique che non può avere il merito di averlo recuperato in così poco tempo, ma sicuramente ha la fortuna di rivederlo giocare e segnare con continuità.

La prima sconfitta stagionale in Champions con il PSG sembra non aver scalfito le sicurezze di stampa e tifosi nei confronti di Luis Enrique. Qualche critica sottovoce, che a Martino non era stata risparmiata neanche quando vinceva 5-0, permette al tecnico ex-Roma di lavorare senza preoccupazioni. L’impressione è che a Barcellona tutti siano convinti, o sperino, che con Luis si possa scrivere una nuova storia alla Guardiola, ma attenzione perché Luis e Pep, a parte il passato blaugrana, hanno poco in comune. Il rischio è che quando le continue verticalizzazioni e il 4-3-3 diretto di Luis Enrique non porterà i 3 punti, si comincerà a rimpiangere il tiki-taka compassato di Guardiola, che qui è più di una vecchia fiamma. Pep lo sa bene e quando lasciò il Barcellona prima da giocatore e poi da allenatore, con le sue dichiarazioni incoronò prima Xavi e poi Vilanova liberandoli dai paragoni con lui. Forse servirà anche a Luis Enrique quando sarà il momento.

Andrea Croce

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